sabato 22 marzo 2014

Ritorno serale

Giungere qui - tu lo vedi -
dopo un qualunque dolore
è veramente
tornare al nido, trovare
le ginocchia materne,
appoggiarvi la fronte -

mentre le rocce, in alto,
sui grandi libri rosei del tramonto
leggono ai boschi e alle case
le parole della pace -

mentre le stanche campane discordi
interrogano il silenzio - sui misteri
della sera, dei cimiteri
dischiusi, dell'inverno
che s'avvicina -

ed il silenzio allarga,
impallidendo le braccia -
trae nel suo manto le cose
e persuade
la quiete -

18 ottbre 1933

Antonia Pozza

sabato 14 settembre 2013

Spleen

Le rose erano tutte rosse
e le edere tutte nere.

Cara, per poco che ti scosti,
rinascono tutte le mie disperazioni.

Il cielo era troppo azzurro, troppo tenero,
il mare troppo verde e l'aria troppo dolce.

Temo sempre - c'è da aspettarselo -
qualche atroce tua fuga.

Dell'agrifoglio dalla foglia laccata
e del lucido bosso sono stanco,

e della campagna infinita
e di tutto, ahimè, fuorché di te!


Paul Verlaine

lunedì 15 luglio 2013

Le passanti (da una poesia di Antoine Paul)

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore,
in un attimo di libertà,
a quella conosciuta appena
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità

Alla compagna di viaggio,
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante,
scavalcate da un ricordo più vicino.
Per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste,
dei baci che non si è osato dare,
delle occasioni lasciate ad aspettare,
degli occhi mai più rivisti

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere

Fabrizio De Andrè

mercoledì 6 marzo 2013

Sonetto #98

In primavera sono stato assente,
quando Aprile, superbo e fastoso,
in tutto era tanto effervescente
da fare il grave Saturno festoso.
Ma né canti di uccelli, o profumate
e colorate varietà di fiori,
m'hanno ispirato storie d'estate,
o a coglierli da dove vengon fuori.
Né mi stupiva il giglio, e neppure
il profondo vermiglio della rosa:
erano solo amabili figure
di te, modello d'una e d'altra cosa.
  Sembrava inverno, tu non c'eri: a me,
  toccò giocar con quelli, ombre di te.

William Shakespeare


giovedì 24 gennaio 2013

L'agave su lo scoglio (S'è rifratta la calma)

S'è rifratta la calma
nell'aria: tra gli scogli parlotta la maretta.
Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma
a pena svetta.

Una carezza disfiora
la linea del mare e la scompiglia
un attimo, soffio lieve che vi s'infrange e ancora
il cammino ripiglia.

Lameggia nella chiaria
la vasta distesa, s'increspa, indi si spiana beata
e specchia nel suo cuore vasto codesta povera mia
vita turbata.

O mio tronco che additi,
in questa ebrietudine tarda,
ogni rinato aspetto coi germogli fioriti
sulle tue mani, guarda:

sotto l'azzurro fitto
del cielo qualche uccello di mare se ne va;
né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:
'più in là'!

Eugenio Montale

martedì 1 gennaio 2013

A mio fratello Giorgio

Molti prodigi ho veduto stamane:
il sole, che col primo bacio terse le lacrime
dagli occhi dell'aurora; le corone d'alloro
degli eletti, chine sull'aureo manto della sera;
l'oceano, verdeazzurro, sterminato,
e scogli, navi, grotte, aneliti e terrori;
e la sua voce arcana che, a chi l'ode,
fa meditare quello che sarà o è stato.
E anche ora, Giorgio, che ti dedico il verso,
Cinzia fra coltri di seta appena si profila,
come fosse una sposa alla sua prima notte,
e lascia intravedere le amorose giostre.
Ma che sarebbero i prodigi in mare e in cielo
senza averti compagno al mio pensiero.
         John Keats


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giovedì 27 dicembre 2012

Buenos Aires

E la città, adesso, è come una mappa
delle mie umiliazioni e fallimenti;
da quella porta ho visto i tramonti
e davanti a quel marmo ho aspettato invano.
Qui l'incerto ieri e l'oggi diverso
mi hanno offerto i comuni casi
di ogni sorte umana; qui i miei passi
ordiscono il loro incalcolabile labirinto.
Qui la sera cenerognola aspetta
il frutto che le deve il mattino;
qui la mia ombra nella non meno vana
ombra finale si perderà, leggera.
Non ci unisce l'amore ma lo spavento;
sarà per questo che l'amo tanto.


Jorge Luis Borges

domenica 23 dicembre 2012

Dove, in quali beati giardini sempre freschi

Dove, in quali beati giardini sempre freschi,
su quali alberi, da quali calici che teneri sfioriscono
maturano gli strani frutti che consolano? Delizia
che forse raccogli nel prato calpestato

della tua povertà. Di volta in volta
il tuo stupore è per il frutto - pieno, sano,
liscio nella scorza - e ti sorprende che il volo
leggero dell'uccello non te l'abbia già rubato, o la gelosia

del verme laggiù. Esistono alberi sfiorati d'ali di angeli
e cresciuti nelle cure così strane di lenti e segreti
  giardinieri,
alberi che ci recano quel frutto e che mai sono nostri?

Potremmo mai turbare, noi, ombre e fantasmi,
acerbi e appassiti nell'istante che matura
il calmo abbandono di quell'estiva indifferenza?


Rainer Maria Rilke

mercoledì 28 novembre 2012

Restai insaziata tutti i miei anni

Restai insaziata tutti i miei anni.
Arrivato il pomeriggio, tremante
avvicinai il tavolo per mangiare
e assaggiai un vino strano,

quello che avevo visto sulle tavole
quando affamata - tornando a casa -
guardavo attraverso i vetri la ricchezza
che non speravo di possedere mai.

Non conobbi l'abbondanza del pane -
era diversa la briciola
che avevo divisa con gli uccelli
nella sala da pranzo della natura.

Il troppo mi urta - è così insolito.
Mi sentivo a disagio, spaesata -
come una bacca ai fratta montana
trapiantata sulla strada.

E non avevo fame. Allora capii
che la fame è un istinto
di chi guarda le vetrine dal di fuori.
L'entrare, la disperde.

Emily Dickinson

giovedì 1 novembre 2012

Osservando i canottieri a San Sabba

Udii quei giovani cuori gridare
all'amore sopra lo sfiorante remo,
e udii - l'erbe del prato sospirare:
più, mai più non torneremo!

O cuori, o sospiranti erbe,
vano il pianto dei vostri alfieri ebbri d'amore!
Mai vorrà il vento ribelle che trascorre
tornare, più, mai più tornare. 


James Joyce

sabato 27 ottobre 2012

Il grido dell'acqua

O acqua, voce del mio cuore, che gridi tra la sabbia,
Tutta la notte gridi con lugubre grido,
Mentre io giaccio e ascolto e non so capire
La voce del mio cuore nel mio fianco o la voce del mare,
O acqua che gridi invocando riposo, sono io? sono io?
Tutta la notte l'acqua leva grido verso di me.

Acqua senza pace, mai sarà riposo
Fin che l'ultima luna tramonti e cali l'ultima marea,
E il fuoco della fine prenda ad ardere in occidente;
E il cuore sarà stanco e smarrito e griderà come il mare,
Tutta la vita gridando senza giovamento,
Come l'acqua tutta la notte leva grido verso di me. 


 Arthur Symons

mercoledì 17 ottobre 2012

Romance della luna, luna

La luna è giunta alla forgia,
in crinolina di nardi.
Il bimbo la guarda, guarda.
Il bimbo la sta guardando.
Nel turbamento dell'aria
muove la luna le braccia
e mostra, lubrica e pura,
i seni di duro stagno.
Fuggi luna, luna, luna.
Se venissero i gitani,
farebbero col tuo cuore
collane e anelli bianchi.
Bimbo, lasciami ballare.
Quando verranno i gitani,
tu giacerai sull'incudine
come fossi addormentato.
Fuggi luna, luna, luna,
sento già i loro cavalli.
Bimbo, attento, non pestarmi
quest'albore inamidato.

Il cavaliere giungeva
sulla pianura, rullando.
Dentro la forgia il bambino,
giace come addormentato.
Venivano tra gli olivi,
bronzo e sogno, i gitani.
Con le palpebre socchiuse
e le teste sollevate.

Come canta il barbagianni,
ah come canta sull'albero!
Vola nel cielo la luna
con un bambino per mano.

Piangono dentro la forgia,
lanciando grida, i gitani.
Il vento la veglia, veglia.
Il vento la sta vegliando.

Federico Garcia Lorca

giovedì 6 settembre 2012

Abbiamo tutta una vita

Abbiamo tutta una vita
da NON vivere insieme.
Sugli scaffali di Dio
s'impolverano i gesti possibili:
le mosche cherubiche insozzano
le nostre carezze;
stanno appollaiati come gufi
i sentimenti impagliati.
"Merce inesitata" - griderà l'angelo d'ottone -
dieci casse di vite, di possibili.
E avremo anche una morte da morire:
una morte casuale, innecessaria,
distratta, senza te.

Giorgio Manganelli

venerdì 31 agosto 2012

E sto abbracciato a te


E sto abbracciato a te 
senza chiederti nulla, per timore 
che non sia vero 
che tu vivi e mi ami. 
E sto abbracciato a te 
senza guardare e senza toccarti. 
Non debba mai scoprire 
con domande, con carezze, 
quella solitudine immensa 
d'amarti solo io.
 
 Pedro Salinas 

mercoledì 22 agosto 2012

Conchiglia


Notte, forse di me non hai bisogno;
dalla voragine dell’universo
io, conchiglia senza perle, sono
gettato sulla tua proda, riverso.

Con noncuranza fai schiumare i flutti
e riottosamente vai cantando;
ma la bugia d’una conchiglia inutile
ti sarà oggetto d’amore e di vanto.

Verrai a giacerle accanto sulla sabbia,
e a ricoprirla della tua pianeta;
a renderla, verrai, inseparabile
dall’enorme campana degli abissi irrequieti;

e il vano della fragile conchiglia –
nido di un cuore ove nessuno alloggia –
ricolmerai di schiuma che bisbiglia,
ricolmerai di nebbia, vento e pioggia…

Osip Mandel'stam

mercoledì 15 agosto 2012

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore

Jacques Prévert

sabato 11 agosto 2012

Presi le briglie

Presi le briglie,
andai in giro a cavallo
dell'alba;
penetrai, candido, nella vita.

Come mi guardavano,
folli,
i fiori del mio sogno,
tendendo le braccia alla luna!

  
Juan Ramòn Jiménez

martedì 31 luglio 2012

Tempo di marito

Mi sfuggi, Cloe: sei come un cerbiatto
che cerca alla montagna senza vie
la madre spaventata, e porta in cuore
timore vago di vento e di selva:
e se al venire della primavera
abbrivida la frasca,
se il ramarro sfruscia tra il rovo,
tremi nel cuore e nei ginocchi.
Ma non t'inseguo io come una tigre feroce,
un leone d'Africa, non voglio infrangerti.
Allora lascia la madre,
è tempo di marito.

Quinto Orazio Flacco

mercoledì 25 luglio 2012

Dopo aver letto "Antonio e Cleopatra"


 Come quando la caccia nei boschi e nei campi
incalza nella lotta e nei suoni di corno,
cosi' una fame di cose senza speranza bracca
i nostri spiriti per tutta la vita.

Il boato del mare ci pervade addolorati, pieni
di desiderio senza oggetto,
il boato del mare e il raggio di luna bianco
e il rosseggiare del fuoco.

Chi mi parla di ragione, adesso?
Sarebbe stata una gioia piu' grande
essere morti nelle braccia di Cleopatra
che essere vivi, stanotte. 


Robert Louis Stevenson

venerdì 20 luglio 2012

Frammenti


Ma la cosa migliore non furono quei baci
e neppure le passeggiate serali, o i nostri segreti.
La cosa migliore era la forza che quell'Amore mi dava,
la forza lieta di vivere e di lottare per lei,
di camminare sull'acqua e sul fuoco.
Potersi buttare, per un istante,
poter sacrificare degli anni
per il sorriso di una donna:
questa sì che è felicità, e io non l'ho perduta.

Hermann Hesse