Dove, in quali beati giardini sempre freschi,
su quali alberi, da quali calici che teneri sfioriscono
maturano gli strani frutti che consolano? Delizia
che forse raccogli nel prato calpestato
della tua povertà. Di volta in volta
il tuo stupore è per il frutto - pieno, sano,
liscio nella scorza - e ti sorprende che il volo
leggero dell'uccello non te l'abbia già rubato, o la gelosia
del verme laggiù. Esistono alberi sfiorati d'ali di angeli
e cresciuti nelle cure così strane di lenti e segreti
giardinieri,
alberi che ci recano quel frutto e che mai sono nostri?
Potremmo mai turbare, noi, ombre e fantasmi,
acerbi e appassiti nell'istante che matura
il calmo abbandono di quell'estiva indifferenza?
Rainer Maria Rilke
domenica 23 dicembre 2012
mercoledì 28 novembre 2012
Restai insaziata tutti i miei anni
Restai insaziata tutti i miei anni.
Arrivato il pomeriggio, tremante
avvicinai il tavolo per mangiare
e assaggiai un vino strano,
quello che avevo visto sulle tavole
quando affamata - tornando a casa -
guardavo attraverso i vetri la ricchezza
che non speravo di possedere mai.
Non conobbi l'abbondanza del pane -
era diversa la briciola
che avevo divisa con gli uccelli
nella sala da pranzo della natura.
Il troppo mi urta - è così insolito.
Mi sentivo a disagio, spaesata -
come una bacca ai fratta montana
trapiantata sulla strada.
E non avevo fame. Allora capii
che la fame è un istinto
di chi guarda le vetrine dal di fuori.
L'entrare, la disperde.
Emily Dickinson
Arrivato il pomeriggio, tremanteavvicinai il tavolo per mangiare
e assaggiai un vino strano,
quello che avevo visto sulle tavole
quando affamata - tornando a casa -
guardavo attraverso i vetri la ricchezza
che non speravo di possedere mai.
Non conobbi l'abbondanza del pane -
era diversa la briciola
che avevo divisa con gli uccelli
nella sala da pranzo della natura.
Il troppo mi urta - è così insolito.
Mi sentivo a disagio, spaesata -
come una bacca ai fratta montana
trapiantata sulla strada.
E non avevo fame. Allora capii
che la fame è un istinto
di chi guarda le vetrine dal di fuori.
L'entrare, la disperde.
Emily Dickinson
giovedì 1 novembre 2012
Osservando i canottieri a San Sabba
sabato 27 ottobre 2012
Il grido dell'acqua
O acqua, voce del mio cuore, che gridi tra la sabbia,
Tutta la notte gridi con lugubre grido,
Mentre io giaccio e ascolto e non so capire
La voce del mio cuore nel mio fianco o la voce del mare,
O acqua che gridi invocando riposo, sono io? sono io?
Tutta la notte l'acqua leva grido verso di me.
Acqua senza pace, mai sarà riposo
Fin che l'ultima luna tramonti e cali l'ultima marea,
E il fuoco della fine prenda ad ardere in occidente;
E il cuore sarà stanco e smarrito e griderà come il mare,
Tutta la vita gridando senza giovamento,
Come l'acqua tutta la notte leva grido verso di me.
Arthur Symons
Tutta la notte gridi con lugubre grido,
Mentre io giaccio e ascolto e non so capire
La voce del mio cuore nel mio fianco o la voce del mare,
O acqua che gridi invocando riposo, sono io? sono io?
Tutta la notte l'acqua leva grido verso di me.
Acqua senza pace, mai sarà riposo
Fin che l'ultima luna tramonti e cali l'ultima marea,
E il fuoco della fine prenda ad ardere in occidente;
E il cuore sarà stanco e smarrito e griderà come il mare,
Tutta la vita gridando senza giovamento,
Come l'acqua tutta la notte leva grido verso di me.
Arthur Symons
mercoledì 17 ottobre 2012
Romance della luna, luna
La luna è giunta alla forgia,
in crinolina di nardi.
Il bimbo la guarda, guarda.
Il bimbo la sta guardando.
Nel turbamento dell'aria
muove la luna le braccia
e mostra, lubrica e pura,
i seni di duro stagno.
Fuggi luna, luna, luna.
Se venissero i gitani,
farebbero col tuo cuore
collane e anelli bianchi.
Bimbo, lasciami ballare.
Quando verranno i gitani,
tu giacerai sull'incudine
come fossi addormentato.
Fuggi luna, luna, luna,
sento già i loro cavalli.
Bimbo, attento, non pestarmi
quest'albore inamidato.
Il cavaliere giungeva
sulla pianura, rullando.
Dentro la forgia il bambino,
giace come addormentato.
Venivano tra gli olivi,
bronzo e sogno, i gitani.
Con le palpebre socchiuse
e le teste sollevate.
Come canta il barbagianni,
ah come canta sull'albero!
Vola nel cielo la luna
con un bambino per mano.
Piangono dentro la forgia,
lanciando grida, i gitani.
Il vento la veglia, veglia.
Il vento la sta vegliando.
Federico Garcia Lorca
in crinolina di nardi.
Il bimbo la guarda, guarda.
Il bimbo la sta guardando.
Nel turbamento dell'aria
muove la luna le braccia
e mostra, lubrica e pura,
i seni di duro stagno.
Fuggi luna, luna, luna.
Se venissero i gitani,
farebbero col tuo cuore
collane e anelli bianchi.
Bimbo, lasciami ballare.
Quando verranno i gitani,
tu giacerai sull'incudine
come fossi addormentato.
Fuggi luna, luna, luna,
sento già i loro cavalli.
Bimbo, attento, non pestarmi
quest'albore inamidato.
Il cavaliere giungeva
sulla pianura, rullando.
Dentro la forgia il bambino,
giace come addormentato.
Venivano tra gli olivi,
bronzo e sogno, i gitani.
Con le palpebre socchiuse
e le teste sollevate.
Come canta il barbagianni,
ah come canta sull'albero!
Vola nel cielo la luna
con un bambino per mano.
Piangono dentro la forgia,
lanciando grida, i gitani.
Il vento la veglia, veglia.
Il vento la sta vegliando.
Federico Garcia Lorca
giovedì 6 settembre 2012
Abbiamo tutta una vita
Abbiamo tutta una vita
da NON vivere insieme.
Sugli scaffali di Dio
s'impolverano i gesti possibili:
le mosche cherubiche insozzano
le nostre carezze;
stanno appollaiati come gufi
i sentimenti impagliati.
"Merce inesitata" - griderà l'angelo d'ottone -
dieci casse di vite, di possibili.
E avremo anche una morte da morire:
una morte casuale, innecessaria,
distratta, senza te.
Giorgio Manganelli
da NON vivere insieme.
Sugli scaffali di Dio
s'impolverano i gesti possibili:
le mosche cherubiche insozzano
le nostre carezze;
stanno appollaiati come gufi
i sentimenti impagliati.
"Merce inesitata" - griderà l'angelo d'ottone -
dieci casse di vite, di possibili.
E avremo anche una morte da morire:
una morte casuale, innecessaria,
distratta, senza te.
Giorgio Manganelli
venerdì 31 agosto 2012
E sto abbracciato a te
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d'amarti solo io.
Pedro Salinas
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